Il verde si chiama casa

Giardino privato di una villetta storica su due piani in centro a Milano.

Un giardino già esistente: punto di partenza un semplice restyling

Abbiamo voluto portare avanti un intervento in punta di piedi, senza stravolgere ciò che era stato fatto prima del nostro arrivo. Abbiamo optato per delle linee semplici e pulite. Un giardino urbano arioso e luminoso, in cui abbiamo inserito delle macchie di vegetazione a creare del caos controllato e fiorito.

LE CHIOME

La prima analisi percettiva ci spinge a guardare la proiezione delle chiome degli alberi esistenti, come ad un disegno di cerchi che si intersecano. Nasce così un disegno, ampiamente legato allo stato di fatto, per la creazione di parterres.

LE SCELTE

In una situazione priva di importanti dominanti arboree, probabilmente si sarebbe andati a pensare a del Buxus o a dell’Ilex. In realtà il tema della dominanza e della conseguente concorrenza, ci ha spinti a disegnare le nostre nuove bordure con della Convallaria japonica.

LA FIORITURA

In maniera conseguente e sinergica, nascono delle macchie di Anemone hybrida “Honorine Jobert". Ma l’idea si riverbera su altre zone e trovano spazio dei Trachelospernum jasminoides e della Hydrangea paniculata.

Pensiero progettuale resposabile

Operazione resilienza e coltivazione del suolo

RACCOLTA DEI SEMI

Nella pausa di 20 mesi nei quali i palazzi vengono portati a termine, si articola una fase di raccolta di semi spontanei, di ricerca ed inquadramento delle nuove specie. La politica di fondo del progetto mira alla costituzione di una comunità biologica resistente e resiliente, a basso consumo idrico ed in grado di raggiungere nel tempo un certo grado di autonomia vitale.

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