Una foresta urbana

Un progetto di paesaggio residenziale milanese nato, in periodo Covid, come occasione per ripensare al rapporto con la natura e posizionare la nostra professionalità in un ideale punto di incontro tra competenze tecniche e poesia.

Un'area di cantiere abbandonata dove la natura si è ripresa ciò che era suo

in 8 anni di abbandono la natura ha corrotto i materiali da costruzione del cantiere riportando l'area ad una situazione pre-urbanizzazione. Alberi, arbusti, tappezzanti e rampicanti in libertà. La natura ha avuto modo di riprendere fiato.
Le piante si sono organizzate, si sono associate, stratificate, hanno collaborato. Nessuno le ha mantenute, irrigate, potate, disinfettate: eppure tutto funziona. Impariamo subito una lezione circa gli effetti della spontanea collaborazione

Partendo da un censimento della vegetazione presente, si passa ad una sovrapposizione di tale risorsa con le esigenze di uno spazio residenziale. Punto di vista non antropocentrico ma eco-antropocentrico, volto ad evitare gesti progettuali arroganti e ad utilizzare il più possibile la flora esistente.

Diventa una priorità difendere il suolo, inteso come materia viva, ancora prima delle piante. Allo stesso modo, le nuove piante devono essere selezionate in modo da essere in accordo con le preesistenti: difendere le associazioni vegetali.

Il primo intervento è volto al riutilizzo del materiale di risulta, derivato da una manutenzione dell’area, come pacciamatura, allo scopo di ridurre il surriscaldamento e l’evaporazione e quindi le necessità irrigue. Senza ancora l’aggiunta di nuove piante, l’area viene preparata ad assorbire le fatiche del cantiere edile, che durerà 2 anni.

Pensiero progettuale responsabile

Partire da zero

Nella pausa di 20 mesi nei quali i palazzi vengono portati a termine, si articola una fase di raccolta di semi spontanei, di ricerca ed inquadramento delle nuove specie. La politica di fondo del progetto mira alla costituzione di una comunità biologica resistente e resiliente, a basso consumo idrico ed in grado di raggiungere nel tempo un certo grado di autonomia vitale.

Preservare il più possibile

L’implementazione della vegetazione spontanea mantenuta, passa attraverso l’introduzione di nuove piante in vaso e di semi. Le aree soggette ad irrigazione automatica sono ridotte al minimo e la fase di attecchimento viene assistita da bagnature manuali di soccorso.

Lasciar fare alla natura

La manutenzione gioca un ruolo fondamentale nella corretta riuscita del progetto di naturalizzazione dell’area: non deve avere la presunzione di difendere uno status quo, ma difendere la capacità di trasformazione della natura, assecondandone il principio di autodeterminazione che è messaggero di una vitalità attiva e naturale.

Tradizione è il
mantenimento della fiamma
accesa e non
l'adorazione
della cenere

A poco più di tre anni dal primo sopralluogo, il giardino ha ripreso vita, si è acceso di colori e nuovi esseri viventi hanno iniziato a dimorarvi. Il progetto ha costituito due condomini, quello di cemento e quello vegetale.

Ci piace ricordare che con la recente modifica dell’art. 9 della Costituzione, la Repubblica, oltre a tutelare paesaggio e patrimonio storico e artistico, si impegna anche a tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. È una responsabilità di tutti!

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